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'Primarie' in Italia: facciamole con i social network, Capodanno: “ Strumenti utili ed efficaci a costo zero “
Scritto da Gennaro Capodanno mercoledì 29 ottobre 2008 12:35
La proposta viene da Napoli, da un ingegnere vomerese, Gennaro Capodanno, da lustri impegnato nelle attività sociali del quartiere dove è nato e dove vive, il Vomero appunto, dove dopo aver ricoperto la carica di presidente della circoscrizione, ha fondato il Comitato Valori collinari, il primo dei tanti comitati spontanei di cittadini sorti in Città per la tutela di interessi legittimi e per segnalare disfunzioni e problemi.
“ Perché non utilizzare un social network come Facebook che conta centinaia di migliaia di iscritti per lanciare le “primarie per la scelta dei candidati ai vertici delle istituzioni? “. Questa in sintesi la proposta di Capodanno.
E da bravo ingegnere è passato dalla teoria alla pratica, creando, proprio su Facebook, un gruppo all’indirizzo internet http://www.facebook.com/group.php?gid=33080873015 , dal titolo “ Chi ritieni possa essere il prossimo sindaco di Napoli? “.
“ In tre giorni c’è stata una valanga d’iscrizioni, 261 al momento, ma crescono di minuto in minuto – afferma Capodanno -, ma la cosa più interessante sono state le proposte con ben 66 interventi da parte degli iscritti. Non solo ma sono stati aperti ben quattro argomenti di discussione dove si dibatte di temi interessanti quali quelli sui requisiti del candidato-sindaco e sulle cause del esperienza fallimentare delle municipalità “.
“ La testimonianza – prosegue Capodanno – della grande voglia dei cittadini di partecipare al dibattito politico sulla scelta dei propri amministratori, evitando che vengano calati dall’alto da singoli partiti o dalle coalizioni “.
“ Un modo – continua Capodanno - per recuperare il profondo iato che si sta creando tra le istituzioni ed i cittadini, testimoniato dal continuo calo delle percentuali di votanti nelle varie tornate elettorali “.
“ E poi – conclude Capodanno -, un progetto a costo zero, visto che i sistemi informati ed i social network in particolare, vengono offerti gratuitamente ai tanti internauti “.
A giorni Capodanno annuncia che sulla scorta del successo ottenuto dall’iniziativa, lancerà un analogo sondaggio per la scelta del futuro governatore della Campania.
'part time' Brunetta: indignazione!
Scritto da Michele Sandre sabato 11 ottobre 2008 15:07
Lei non sa che cosa dice, quando dichiara che il lavoro degli insegnanti è "part time". Evidentemente non ha passato la gran parte dei pomeriggi, le domeniche, le serate, anche qualche nottata, a postillare errore su errore, compito su compito, pacco su pacco, per degli alunni non di rado propensi a dar poco peso al lavoro dell'insegnante.
E gli alunni considerano poco i docenti anche perché oggi (Presidente del Consiglio docet), si è stimati in proporzione ai soldi che si guadagnano (il modo in cui questi si siano ottenuti, poi, è fatto irrilevante, anzi - secondo una sensibilità diffusa - più uno è "furbo", più viene considerato un modello da invidiare e da imitare).
Gli alunni (e le rispettive famiglie) "snobbano" i docenti anche perché, al di là di vuote dichiarazioni, di fatto l'attuale governo (mica solo Lei, signor Ministro Brunetta, che ha unicamente il pregio-difetto di essere piùsincero) sta dimostrando coi fatti di disprezzare gli insegnanti e di lavorare per svuotare la scuola di Stato. Anzi la distruzione della scuola di Stato passa prima di tutto attraverso il disprezzo del lavoro degli insegnanti (aumento di orario, aumento di alunni per classe, aumento di incombenze, aumento di responsabilità penale e civile, diminuzione della professionalità anche a causa della "semplificazione" delle classi di concorso, licenziamenti, reclutamento a discrezione del dirigente, diminuzione costante e sensibile del potere reale d'acquisto dello stipendio).
E' vero, certamente, tuttavia, che l'aziendalizzazione della scuola non è stata solo la Sua parte politica, signor Ministro, a perseguirla, e probabilmente neppure ad iniziarla.
Ritornando però alla Sua infelice espressione, il "part time", signor Ministro, avrà avuto a che fare, invece, forse, con la sua attività di professore universitario. Ma nessuno di noi umili docenti di scuola, dell'infanzia (e sezioni primavera), della primaria, della secondaria, di primo e di secondo grado, è così in mala fede, o così sprovveduto, da pensare che un professore universitario lavori solo il tempo in cui è davanti agli studenti, in cattedra o negli esami (45' minuti netti, forse anche meno, per tre giorni alla settimana (a cui aggiungere qualche mattina, o pomeriggio, ogni tanto, per gli esami), e per quanti mesi?).
Col tempo si cambia, qualche volta. Le auguro dunque di diventare non dico più giusto, ma se non altro un po' meno superficiale (questo soprattutto per il nostro bene).
Distintamente.
prof. Michele Sandre
Benzina sul fuoco
Scritto da Enrico Bettini venerdì 10 ottobre 2008 14:07
Brunetta ieri ha dichiarato che:
“I nostri insegnanti lavorano poco, quasi mai sono aggiornati e in maggioranza non sono neppure entrati per concorso ma grazie a sanatorie. E poi 1.300 euro sono comunque due milioni e mezzo divecchie lire, oggi l´insegnamento è part-time e come tale è ben pagato.”
L’improvvida uscita del Ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione, oltremodo offensiva e grossolana, ha vanificato in poche ore il paziente e costante lavoro della sua collega Gelmini per convincere gli insegnanti della bontà dei recenti provvedimenti sulla Scuola.
Il messaggio della Gelmini era sinteticamente questo: cari insegnanti siete pagati poco perché siete troppi, se il vostro numero si ridurrà potrete ottenere una retribuzione adeguata alla vostra professionalità.
La gaffe del Ministro ha gettato un cupo sospetto sull’operato del Governo, tutti hanno pensato che oltre a tagliare i posti, ci fosse la volontà di tagliare anche gli stipendi; cosa che nemmeno alla privata Alitalia è successa, nonostante che le buste paga dei dipendenti di quella compagnia aerea siano molto superiori alle nostre.
Che dire quindi?
Semplice: se il Governo vuole recuperare i pochi consensi di cui gode nel mondo della Scuola urge una secca smentita di quanto è uscito dalla bocca licenziosa di Brunetta che, per inciso, come docente universitario guadagna 4 volte lo stipendio medio di uno di noi, con un orario che prevede un quarto delle nostre ore di lezione: provi lui a vivere con 1.300 euro al mese.
A voi ogni commento!Viva il 5 in condotta
Scritto da Gigi Monello sabato 27 settembre 2008 19:12
“Continua ‘sta lezione di mmerda, vai…dai!”, così, tornato al suo posto dopo un alterco alla cattedra, un giovane energumeno autorizza la prof a riprendere il suo lavoro. Intanto la classe sghignazza e un invisibile eroe filma.
È uno dei tanti video presenti su YouTube.
In un altro, un saltellante bulletto simula colpi di boxe al viso e al corpo di un docente in piedi, terreo, immobile, spalle al muro. Il tipo la tira per le lunghe: sa di essere filmato; i compagni ridacchiano. Fa finta di venire colpito, si butta per terra beffardamente dolorante; poi torna: i pugni chiusi del ragazzo sfiorano il viso dell’adulto, che ogni tanto emette solo un sommesso, “Vuoi andarti a sedere?”. Mi chiedo se e come avrà fatto a riprendere la lezione.
Terza scena: uno studente entra in aula, si piazza di fianco alla cattedra, slaccia la cintura, abbassa i pantaloni e mostra gli slip bianchi ad una esterrefatta insegnante di mezza età; poi allarga le braccia e con tono sensuale dice, “Mi preenda!”
Conseguenze disciplinari? Dalla superba flemma con cui l’autore torna sorridente al suo posto, tenderemmo ad escluderlo.
Quarta prodezza: video brevissimo. Azione fulminea: Il campione questa volta blocca improvvisamente la giovane prof e gli stampa a forza un bacio sulla bocca; plauso generale, mentre l’insegnante afferra cupa il registro di classe. Che dite? Severamente ammonito? O i classici, fatali, tre giorni con il terribile “obbligo di frequenza”?
Ho fedelmente descritto solo quattro delle centinaia di video che chiunque può trovare su YouTube: una galleria inesauribile di idiozie, sconcezze, banalità, piccoli sadismi, mafiosità, voglia di apparire.
Quando nel corso del 2007 si cominciò a scoprire in quale selvaggio circo equestre si era trasformata la scuola, mi pare che tutti ci scandalizzammo e il giro di vite di Fioroni sembrò giusto.
Adesso, con il centro destra al potere, torna il 5 in condotta. Qualunque speculazione politica vi si voglia trovare, la cosa, in sé, non è sbagliata. Dopo 10 anni viene restituita ai Consigli di classe (ai soli Docenti, dunque) la possibilità di far pesare la condotta sui finali esiti di profitto, sino all’estrema ipotesi (con 5/10) di far ripetere l’anno scolastico. Era già così prima del 1998, quando esisteva anche l’opzione “7 in condotta”, con l’automatico rinvio a settembre in tutte le materie. Sanzioni raramente inflitte (ma le norme servono anche per il loro potere di deterrenza).
Tutto cambiò con Berlinguer e il suo celebre “Statuto”: sullo sfondo di molta fumosa psico-pedagogia, massima sanzione comminabile restarono i 15 giorni di sospensione (e tanti ne presero i 4 liceali che, a Milano, per l’ottima ragione di evitare un compito di greco, allagarono la Scuola, con successivi 7 giorni di chiusura e danni per 300mila euro).
Una stagione di disinvolta incoscienza.
Chiedo a chi legge: in tutta onestà, i quattro deliziosi episodi di cui sopra, sarebbero stati “probabili” in un sistema in cui, con sicurezza, per cose del genere perdi l’anno? Baciare una donna per strada è un reato? Spogliarsi davanti ad una donna per strada è un reato? Perché mai la scuola dovrebbe tanto singolarmente differire dalla vita?
C’è ancora bisogno di conferme del fatto che tutto il pattume che ci ha travolti viene dall’incrocio perverso tra certezza di impunità e diffusione della tecnologia da tasca? E che dieci anni ebbri di buonismo & successo formativo, progetti & belletti non potevano che portare dove siamo arrivati?
Già immagino la sdegnata obiezione: “chi è capace di insegnare, rispetto e ordine se li guadagna attraverso doti professionali e umane; non con le minacce”. È la dottrina che definirei della "Inclusione/Purchessia". Un dogma retorico e ingenuo.
È cosa largamente osservata, che, nel complicato andirivieni tra rifiuto e accettazione dell’adulto dentro il quale un adolescente si forma, a volte un atteggiamento duro ma schietto è più valido di uno “istituzionalmente” mite e comprensivo; meno frustrante, nell’immediato, ma percepito, in profondità, come falso. Siamo così veramente sicuri che la verità (anche solo come monito) non sappia ottenere di più di un “amore dovuto”?
Ma ammettiamo pure che l’argomento sia infondato. E che sia vero, invece, il principio, “A scuola Inclusione sempre”.
Dovremmo, a questo punto, disporre di un mezzo milione circa di signori tanto straordinariamente carismatici da inchiodarti davanti per 5 ore un gruppo di 30 studenti. Cosa bella e improbabile. Piaccia o non piaccia, la scuola non è fatta di maghi.
Il 5 in condotta? Dimentichiamoci per un attimo che è la Gelmini a restituircelo e riprendiamocelo tutto. Magari con il desiderio (impegnativo e silenzioso) di non doverlo mai usare.
Gigi Monello
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