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Reality scolastico alle finali dei Mondiali di creatività
Scritto da ITC "Costa" - Lecce lunedì 09 marzo 2009 15:43
Al Costa di Lecce il Premio Internazionale della Cultura
Scritto da ITC "Costa" - Lecce sabato 21 febbraio 2009 10:54

Napoli: ragazza ferita dal lancio di uova all’ingresso della scuola Capodanno: “ Sistemi di videosorveglianza nelle aree esterne “
Scritto da Gennaro Capodanno giovedì 05 febbraio 2009 23:18
“ Il grave episodio che si è verificato nei pressi di un edificio scolastico e che ha visto vittima una studentessa che è dovuta ricorrere alle cure dei sanitari dopo che era stata colpita ad un occhio da un uovo lanciatole contro da un gruppo di giovani, deve far riflettere ancora una volta sul problema della garanzia della sicurezza all’esterno e nei pressi dei plessi scolastici – afferma Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari -. E’ meramente utopistico immaginare che si possano istituire singoli presidi delle forze dell’ordine all’esterno delle migliaia di scuole che esistono nel Paese “.
“ La soluzione è molto più semplice ed in alcuni casi già attuata – prosegue Capodanno -. Quella d’installare nelle aree esterne, nei pressi delle scuole, sistemi di videosorveglianza in grado di monitorare e registrare gli eventi. Tanto al pari di quanto accade in molti altri comparti, anche ai fini di combattere la piaga dei furti e dei danneggiamenti che vedono sovente le scuole nel mirino di malfattori e di bulli “.
Tornando all’episodio specifico, che si verifica nel periodo a ridosso di Carnevale, Capodanno richiama la necessità d’intervenire per vietare l’uso non solo delle uova marce ma anche delle famigerate bombolette spray che emettono una sostanza schiumogena, peraltro anch’essa pericolosa per gli occhi.
“ Dal momento che la vendita di tali bombolette costituisce motivo di turbativa alla sicurezza ed incolumità pubblica – continua Capodanno -, nel rispetto dell’art. 38 della legge 142/90, al fine di tutelare l’interesse generale alla quiete pubblica, alla sicurezza ed alla incolumità dei cittadini si pone la necessità da parte del Sindaco di Napoli di emanare, così come hanno già fatto in passato altri primi cittadini, subito un’ordinanza sindacale che vieti agli esercizi commerciali, sia a sede fissa che su aree pubbliche, abilitati alla vendita dei prodotti rientranti nel settore non alimentare, la commercializzazione delle bombolette spray schiumogene per uso scherzo”.
“ Nell’ordinanza – precisa Capodanno - bisogna prevedere anche che, per i commercianti trasgressori, si applicheranno le sanzioni previste dall’art. 650 del codice penale, con l’arresto fino a tre mesi, segnalando la violazione all’autorità giudiziaria e sequestrando tutte le bombolette detenute. Nella stessa ordinanza bisogna inserire sanzioni anche per coloro che usano o detengono in luoghi pubblici le bombolette spray in questione. Anche in questo caso i trasgressori andranno puniti con una sanzione amministrativa fino a 500 euro e con il sequestro delle bombolette “.
Sulla questione Capodanno chiede che il Sindaco del capoluogo partenopeo provveda con l’urgenza del caso.
Ma c’era proprio bisogno di un altro partito? I partiti politici in Italia non sono già troppi?
Queste sono state le ovvie e scontate obiezioni di molti a fronte del nostro costituirci a soggetto politico: come non condividere ed ampiamente comprendere queste diffidenze e preoccupazioni?
Riteniamo infatti che l’attuale sfiducia dei cittadini verso i partiti politici italiani sia pienamente giustificata, ma crediamo che essa non derivi soltanto dal loro numero eccessivo, bensì dalla incapacità di svolgere il compito affidato loro, ovvero quello di decidere ed operare per il bene del Paese e dei suoi cittadini.
Il coro di critiche e di denunce sui misfatti della 'casta' politica è stato bollato con il termine 'antipolitica', ma in realtà è la vera e sana politica, ovvero l’azione di chi si oppone e denuncia, esercitando l'unico metodo democratico per reagire allo stato di cose; l'antipolitica è invece quella di chi, una volta eletto, tradisce il proprio elettore non agendo al servizio e per l’interesse del Paese.
L'immagine dei partiti politici italiani non era mai caduta così in basso, nemmeno all'epoca di tangentopoli: essi appaiono come organizzazioni unicamente finalizzate alla propria sopravvivenza ed alla gestione del potere, a prescindere dal bene collettivo nazionale e da comportamenti etici e limpidi.
Formazioni politiche che si spacciano come nuove nascono già vecchie: non basta l'inserimento nelle liste di qualche faccia giovane o di qualche donna in più: la 'stanza dei bottoni' è sempre in mano a coloro che sono da decenni a decidere sulle nostre sorti e che hanno ridotto la scuola ed il paese nello stato attuale.
Noi siamo diversi e vogliamo veramente modificare in meglio la realtà politica italiana. E' un'utopia, o una speranza vana? Crediamo di no: è una necessità, purtroppo. Il nostro è senz'altro un progetto molto ambizioso e di lunghissimo respiro, ma sicuramente da perseguire con tenacia e da attuare al più presto.
Partendo quasi dal nulla, vogliamo risanare e fortificare le fondamenta della nostra società: la Scuola.
Susanna Tamaro sulla Scuola elementare e su quanto sta succedendo in questi giorni
Scritto da Enrico Bettini giovedì 30 ottobre 2008 10:51
Riporto alcune considerazioni di Susanna Tamaro sulla Scuola elementare e su quello che sta accadendo in questi giorni; sono considerazioni realistiche e di buon senso che fanno molto riflettere:
"Da venticinque anni vivo accanto al ministero della PubblicaIstruzione, in Viale Trastevere. Ogni autunno, al tempo della caduta delle foglie e della vendemmia, al tempo in cui le castagne cadono alsuolo - quelle castagne che per decenni hanno popolato i sussidiari della scuola italiana - le grandi masse di studenti, come facesseroparte del ciclico movimento della natura, cominciano ad agitarsi rumorosamente. L'autunno è ormai fisiologicamente la stagione degliscioperi e delle occupazioni. Cambiano i governi, cambiano i ministri, cambia vertiginosamente il mondo intorno, ma l'autunno resta il tempodella grande protesta. Quest'anno però l'usuale protesta ha assunto dimensioni abnormi e anche pericolose.
Mai infatti era successo che scendessero in piazza i bambini delle elementari - azione gravissima - e che anche settori vasti e lontanidal mondo della scuola si mobilitassero in modo così virulento, come se si trattasse di uno scontro in cui è in gioco la sopravvivenza della civiltà. Il clima non è molto diverso da quello che ci fu al tempo della legge sulla fecondazione assistita. O sei di qua o sei di là. E se sei di là, sei un oscurantista, nemico del progresso e dell'uomo, una persona disprezzabile, da demonizzare e quindi io non prenderò mai seriamente in considerazione le tue idee, le tue riflessioni. A chi giova un clima del genere? A chi fa gioco impedireun discorso serio e maturo sul bene comune? Quello che deprime, inquesta situazione, è l'alto livello di infantilismo, di immaturità.
Mentre da una parte si cerca di risolvere un problema estremamente grave come quello della scuola, dall'altra si soffia irragionevolmente sul fuoco, fomentando antagonismi che nulla hanno a che vedere con la meditata proposta del programma. Salva la scuola, gridano migliaia dicartelli dai muri delle nostre città. Ma salvare cosa, da chi? Salvare quale scuola? Quella che produce ragazzi incapaci di esprimersi correttamente, che inzeppano i curricula vitae, le tesi, gli stessi concorsi della magistratura di strafalcioni che fanno inorridire?
Quella che ci spinge agli ultimi posti dei livelli europei? Quella che ha istituito il demenziale sistema dei crediti e dei debiti formativi, delle miriadi di lauree che, se non fossero reali, provocherebbero minuti di serena ilarità?
Ho frequentato le magistrali, arrivando anche a fare il concorso per insegnare perché ho sempre pensato che i primi anni di apprendimento fossero i più importanti e che dedicarsi a questo fosse una straordinaria avventura. Poi la vita mi ha portato in un'altra direzione, ma la passione non mi ha abbandonato. Scrivo libri per l'infanzia, inoltre ho quattro nipoti in età scolare e vivo con tre bambine che vanno alla scuola dell'obbligo. Per questo, posso dire che in Italia abbiamo ancora molte realtà straordinarie. Straordinarie per passione, per intelligenza, per creatività. E dove ci sono queste realtà, i bambini crescono appassionati, curiosi, aperti alla vita.
Ma, accanto a queste che, ringraziando il cielo, non sono poche, si è insinuata, negli ultimi decenni, una volontà perversa dei legislatori che sembra avere l'unico scopo di complicare le cose semplici. La scuola elementare si chiama così, appunto, vorrei ricordarlo, perché deve insegnare gli «elementi base». Ad un certo punto però, agli illuminati riformatori, è parso che proprio questa scuola andasse modernizzata, «liceizzata», adeguata, cioè, alla complessità di informazione di questi tempi. La semplicità, l'essenzialità , la sobrietà andavano cancellate nel nome della modernità.
Un bambino proiettato nel futuro, nei tempi meravigliosamente complessi che viviamo, non poteva avere quelle scarse nozioni ottocentesche che sono state la spina dorsale dell'educazione di intere generazioni. E così, ogni giorno, vedo uscire la piccola Martina piegata da uno zaino che contiene ben otto libri. Otto libri per la seconda elementare? E allora noi che abbiamo studiato sull'unico sussidiario, siamo tuttiignoranti?
Tempo fa un padre, preoccupato, mi diceva: «Mia figlia sa tutto sulle piogge acide ma non ha la minima idea di cosa siano i decilitri e i millilitri».Certo, ci sono bambini estremamente informati, ma informati vuole dire preparati? E soprattutto, in un mondo che già bombarda informazioni, i bambini hanno bisogno di altreinformazioni? O hanno bisogno piuttosto del sapere? In Europa siamo agli ultimi posti come preparazione scientifica. Come è possibile, mi chiedo, dato che ormai, per insegnare matematica alle elementari, bisogna avere una laurea?
Una persona più preparata, di solito dovrebbe creare bambini più preparati, mentre sono sempre più confusi. «Segnala le entità equipotenti», ho trovato scritto nel libro di una mia nipotina di prima elementare. Lei mi guardava con sguardo smarrito chiedendo aiuto e io ho risposto con uno sguardo altrettanto smarrito.
A un'altra, già in seconda, ho chiesto: «Quanto fa 1+1?» e lei trionfante ha risposto: «11». Eppure io, in prima elementare, avevo imparato che una ciliegia più una ciliegia fa due ciliegie e non ho mai avuto dubbi su questo.
Perché tanta paura della semplicità, perché tanta paura della chiarezza? Forse perché si è perso di vista cosa vuol dire educare: dal latino ducere, vuol dire «condurre». Ma per condurre devo sapere qual è la direzione verso cui tendo. Se non so dove sto andando, se non so qual è la mia meta, come posso guidare le persone che mi sono affidate? Educare non vuol dire intrattenere, ma dare a un bambino i fondamenti etici sui quali potrà costruire la sua complessità di persona.
Credo che una delle grandi emergenze di cui si parli poco, per non dire affatto, sia la precaria condizione del sistema nervoso dei bambini che vivono in questi tempi. Il loro cervello, spesso affidato a delle suadenti balie elettroniche, è sottoposto a una continua eccitazione di stimoli diversi. È proprio questa stimolazione forsennata, quest'abitudine a fare zapping che frantuma in loro qualsiasi possibilità di attenzione.
E che cos'è l'uomo senza attenzione? Qualsiasi cosa io voglia fare - dal falegname all'astronauta, a scrivere una lettera d'amore - ho bisogno assoluto di attenzione e di concentrazione, devo saper collegare i gesti e sapere che, senza quel collegamento, non ottengo nulla.
Oltre alla semplicità, all'altare della modernità abbiamo anche sacrificato l'idea che esista una natura umana e che questa natura vada rispettata e aiutata nella sua crescita. Per questo penso che togliere il maestro unico sia stata una grandissima stupidaggine come quella, tra l'altro, di abolire le magistrali. Un essere umano, per crescere, ha bisogno di stabilità, di certezze, di silenzio, solo così può riuscire a formarsi un suo pensiero e non sarà un docile soldatino nelle mani dei grandi manipolatori.
La natura umana si forma nello sforzo, nella fatica, nell'idea che lo sforzo e la fatica siano passaggi fondamentali per crescere e imparare. Se non mi sforzo, se non mi applico, se non passo attraverso le forche caudine della noia, non sarò mai capace di costruire niente. E contro chi va questa confusione di intenti, questa mancanza di preparazione, se non contro le persone che un giorno saranno adulte e che avranno carenze nell'esprimersi?
Saranno loro a pagarne il prezzo, perché il bambino incerto nelle nozioni della scuola elementare, sarà ancora più incertoalle medie e, alle superiori, costruirà una casa fatta di carta, pronta a volar via al primo soffio di vento. Ma un giorno la scuola e l'università finiranno, ci sarà l'incontro con il mondo del lavoro e con quali mezzi potranno affrontare un momento così importante? Come faranno a inserirsi in una società che è stata mostrata loro unicamente come antagonista?
Non si tratta, a mio avviso, di essere di destra o di sinistra - io, ad esempio, ero molto negativa sulla riforma Moratti - ma di avere il coraggio di osservare la realtà e di affrontarla con quel sentimento così desueto ormai ma così importante che si chiama buonsenso e, assieme a quell'altro sentimento altrettanto lontano dai nostri giorni, che si chiama buona volontà, cercare di lavorare insieme per costruire, per una volta, il bene comune delle generazioni future alle quali finora abbiamo offerto degli esempi davvero pessimi."
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