 | Scritti: Ente Provincia: a che serve? Aboliamolo, di Gennaro Capodanno |
Si potrebbero finanziare servizi scolastici ed attività sociali
In queste ore sono partiti a raffica una serie di comunicati dell’Ente Provincia di Napoli per portare a conoscenza l’inclito ed il colto del nuovo giro di valzer sulle poltrone.
Un ex assessore, eletto senatore, si dimette, un consigliere gli succede nella carica assessoriale – assessore all’industria!!! Ma dove sono le industrie a Napoli? -, il primo dei non eletti della stessa lista, infine, succede al neoassessore.
E molti si domandano manzonianamente: la Provincia? Chi è costei! E chi come me conosce l’attuale ordinamento degli Enti locali, si chiede, a sua volta, ma a cosa serve l’Ente provincia in un’area metropolitana come quella partenopea. Risposta: a niente, se non ad attingere, per il suo mantenimento, ad un’enorme mole di pubblico danaro con il quale si potrebbero finanziare tante iniziative valide e importanti per la città. Allora finiamola una volta e per sempre con questa oramai stucchevole manfrina. Sciogliamoli definitivamente questi “enti inutili”.
Un’idea, quella di abolire le Province, partendo da quelle delle aree metropolitane in uno alle Comunità montane, rilanciata di recente dall’attuale Governo nazionale, che però deve essere tradotta, e a breve, in atti concreti, Si tratta di Enti che hanno un costo eccessivo per la collettività, specialmente se rapportato alle competenze molto limitate – quasi inesistenti, aggiungo -, le quali possono, comunque, tranquillamente essere assorbite dai Comuni o dalle Regioni.
Ci auguriamo solo che l’esecutivo vada avanti su questa strada, senza guardare in faccia a nessuno, anche se segnali concreti in tale direzione sino ad oggi non se ne sono visti. Con i soldi risparmiati, si potrebbero finanziare i servizi scolastici e le attività sociali, con particolare riferimento a quelle erogate dalle imprese del cosiddetto terzo settore. Bisogna andare oltre, però, abolendo tutte le oltre 100 province italiane.
Altri organismi elettivi che andrebbero azzerati sono le cosiddette Municipalità, che vanno eliminate, a partire da quelle operanti nei grossi centri urbani. Prendo ad esempio il capoluogo partenopeo, che è stato suddiviso in 10 Municipalità, con 300 consiglieri, 30 assessori, 10 presidenti. Un apparato il cui costo, tra indennità varie e gettoni di presenza, pesa sulla collettività per circa cinque milioni di euro all’anno. Se si sommano altri circa cinque milioni di euro all’anno, stimati per i rimborsi a vario titolo dovuti ai datori di lavori per gli emolumenti elargiti ai consiglieri-dipendenti, si arriva ad un totale, seppure approssimativo, e per difetto, di circa 10 milioni di euro in un solo anno.
Soldi buttati al vento, visto l’inconsistente peso decisionale di questi organismi, ancora in attesa dal 1980, da quando, cioè, come circoscrizioni, divennero elettivi, dei cosiddetti “poteri delegati”, esistenti solo sulla carta.
Gennaro Capodanno
Presidente Comitato Valori collinari - Napoli
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