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LE RIFORME
Riformare, formare di nuovo, è sinonimo di cambiare e di modificare.
Si dà per scontato, però, che
si cambi in meglio. Ma nella scuola italiana, purtroppo, non è così. Da un po' di anni a questa parte riformare è diventato
sinonimo di: risparmiare,
appiattire, burocratizzare, abbassare il livello di preparazione.
Si ha l'impressione che si voglia controllare e imbrigliare qualcosa
che non è controllabile e imbrigliabile,
scimmiottando le aziende private, introducendo falso efficientismo, snaturando così l'essenza stessa dell'insegnamento.
Di solito le riforme vengono ideate e proposte da chi la scuola la conosce poco o proprio non la conosce.
Le riforme calano dall'alto come qualcosa di fatale ed ineluttabile, non si sa bene perchè, non si sa bene chi le abbia
richieste e a che cosa servano.
Schiere di "burocrati didattologi", intellettualoidi, ministeriali e non, si affannano (probabilmente per giustificare
la loro esistenza ed i loro lauti
emolumenti) a sfornare mode didattiche. Non importa che loro proposte funzionino realmente, ma solo che appaiano
funzionanti, e che abbiano una patina di scientificità.
Ma, in realtà, il risultato vero ed effettivo delle ultime riforme scolastiche è l'incremento dei
moduli, delle relazioni, dei registri da compilare, degli obiettivi sulla carta, delle griglie e delle programmazioni
in tutte le salse.
Gli insegnanti non ne possono più, perchè sanno che tutto ciò non serve a nulla, e allora si difendono come possono:
pare che sia pratica diffusa quella di copiare tutto, cambiando qualche parola qua e là, da quanto fatto l'anno prima
o dal collega più zelante o più informato.
Vanno per la maggiore le frasi sibilline e diplomatiche che vogliono dire tutto e il contrario di tutto
contemporaneamente.
E intanto, nell'indifferenza generale, l'Italia scivola, lentamente ma inesorabilmente,
verso condizioni penose in fatto di educazione, istruzione e cultura: è sufficiente
esaminare le statistiche sulla preparazionesui della nostra gioventù, nonchè le tragiche vicende
di cronaca che ci lasciano esterrefatti, c'è seriamente da essere assai preoccupati!
La riforma Moratti è la logica conclusione di quanto attuato dal governo precedente, che
ha preparato, su un piatto d'oro, le condizioni ideali per tale riforma. Questo passaggio di testimone tra due opposte maggioranze ha messo KO le velleità di chi
nutriva ancora speranze sulla possibilità di recupero della Scuola italiana. L'amara verità è che, sia da destra che da sinistra, la scuola è
vista principalmente come un fardello costoso su quale effettuare tagli di spesa e risparmi per altri scopi considerati più utili.
La riforma Moratti, in buona sostanza, riporta la Scuola a cinquant'anni fa ... quando la Scuola funzionava! Non abbiamo ragioni per dubitare della buona fede
del ministro e dei suoi collaboratori. Ma forse è illusorio sperare nei benefici del riportare indietro la Scuola, visto che non si può riportare
indietro il
mondo! Le condizioni attuali generali sono infatti distanti anni luce da quelle di cinquant'anni fa: ormai si richiedono, praticamente a
tutti e per quasi tutti
i lavori, livelli di educazione, formazione e cultura un tempo riservati a pochi. Dobbiamo quindi rassegnarci a spendere sempre più, e meglio, per
quelli che sono ormai i veri cardini strategici su cui si fonda il nostro futuro: educazione, formazione e cultura.
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