LA SCUOLA ITALIANA
E' stata dormiente per decenni, ma all'improvviso è stata risvegliata da un turbinio di cambiamenti
e di riforme (overdose) che l'hanno lasciata intontita. Per un po' non ha capito, ha lasciato fare
con molta indolenza, ritenendo che in seguito sarebbe stata meglio.
Ma la Scuola italiana non è riuscita a star meglio, ha dovuto prendere atto della cruda realtà, tutt'altro che
rosea: decreto taglia-classi, classi troppo numerose, insuccesso scolastico, recupero, sostegno, tutoraggio,
CIC, commissione benessere, commissione accoglimento, commissione di qua, commissione di là,
debiti e crediti, programmazione modulare, verifica formativa, verifica in itinere,
coinvolgimento, condivisione, handicap, carta dei servizi (quali servizi? Quelli igienici?), PEI, POF, autonomia,
concorsi, ordinari riservati straordinari, corsi-concorsi, corsi formativi, corsi di aggiornamento
per i 'punti' anzianità, tasso di burocrazia alle stelle, precariato cronico, balletti delle cattedre
a inizio anno, a metà anno, a fine anno, riconversioni, trasferimenti, assegnazioni, DOA, DOP,
riunioni perpetue, di classe, d'istituto, di dipartimento, di specializzazione, per i libri di testo,
per il cane dell'istituto, per i calli della bidella. Riforme non richieste e non capite,
FO, docenti caporali, figure di sistema, figure sistemate, figuri (loschi), riforma dei cicli, onda anomala,
organi collegiali a gogò, demotivazione degli insegnanti,
demotivazione degli studenti, delusione dei genitori, etc. etc, alla fine il risultato è:
lo sfacelo completo.
E ancora adesso la Scuola italiana è sempre intontita, forse un po' più cosciente, ma ancora non reagisce in modo adeguato.
Il docente italiano 'medio', campione di intelligenza convergente, si adatta ad una situazione sempre più disagiata.
Ma forse sta pensando di ritornare all'essenza dell'insegnamento: il rapporto docente-allievo.
Platone ed Aristotele, Euclide e Pitagora, non ebbero PEI e POF, nemmeno la programmazione modulare,
men che meno le F.O., ma furono grandi formatori lo stesso!
La Scuola italiana inoltre non beneficia di risorse economiche adeguate ed i finanziamenti su i famigerati 'progetti' molto spesso sono distribuiti
con criteri di dubbia efficacia. L'opinione pubblica non percepisce l'educazione, la formazione e la cultura, come fattori strategici nello sviluppo di
una società e quindi di una nazione. I politici si adeguano a questa opinione comune con le conseguenze che tutti possiamo osservare.
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